Meno antibiotici in allevamento per gli animali produttori di alimenti

Fonte: @nmvi Oggi
Data: 25 gennaio 2017

MAIALI 2E’ il momento di ridurre, sostituire e ripensare l’uso degli antimicrobici negli animali produttori di alimenti. Ma anche di misurare quanto sia utile farlo.
Ridurre l’uso degli antimicrobici negli animali produttori di alimenti, sostituirli dove possibile e ripensare il sistema di produzione zootecnica. Sono i tre precetti fondamentali secondo EMA ed EFSA che oggi diffondono un parere congiunto sul futuro della salute animale e pubblica. Il parere conclude annunciando una serie di rapporti e studi che possano offrire dati ad oggi mancanti e criteri per misurare quanto si riducano le resistenze grazie alle strategie adottate.

Sensibilizzare tutti, veterinari e allevatori in particolare – Non esiste una soluzione universalmente valida, adottabile per via normativa. Le due Agenzie incoraggiano piuttosto a combattere le resistenze limitando l’uso di antimicrobici “al minimo necessario per il trattamento di malattie infettive degli animali”. Tranne in casi eccezionali, il loro uso per prevenire le malattie dovrebbe essere gradualmente abbandonato a favore di misure alternative. L’educazione e la sensibilizzazione al fenomeno delle resistenze devono essere indirizzate a tutti i livelli della società, ma in particolare ai veterinari e gli allevatori.I medicinali antimicrobici di importanza “critica” per la salute dell’uomo devono essere utilizzati negli animali solo come estrema opzione.

Raccogliere dati – Esaminata la produzione regolatoria dell’Unione, EMA ed EFSA concludono che le strategie di successo sono quelle che seguono un approccio integrato, poliedrico che tiene conto del sistema di produzione zootecnica locale e coinvolge tutti i soggetti interessati, dai governi agli allevatori.
“Abbiamo bisogno di trovare modi alternativi per prevenire e curare le infezioni batteriche negli animali “, afferma il direttore esecutivo dell’EFSA, Bernhard Url.
“Ci sono solo pochi nuovi antibiotici in fase di sviluppo- dichiara Guido Rasi, direttore esecutivo di EMA, secondo il quale “la raccolta di dati sulla resistenza antimicrobica e sul consumo di antibiotici è la chiave per mettere in atto misure efficaci di controllo delle resistenze e per mantenere l’efficacia degli antimicrobici disponibili”.

Le alternative non bastano – Le alternative agli antimicrobici che hanno dimostrato di migliorare la salute degli animali e quindi di ridurre la necessità di usare antimicrobici comprendono i vaccini, probiotici, batteriofagi e acidi organici. Tuttavia, “trovare alternative non è sufficiente”. Vi è la necessità di “ripensare il sistema zootecnico mediante l’attuazione di pratiche d’allevamento che impediscano l’introduzione e la diffusione della malattia nelle aziende zootecniche e che prendano in considerazione sistemi agricoli alternativi, a ridotto uso di antimicrobici.

Qual è l’impatto sugli animali e alimenti? – Gli esperti hanno concluso che è ragionevole supporre che la riduzione dell’uso antimicrobici negli animali produttori di alimenti si tradurrebbe in una generale diminuzione della resistenza antimicrobica. Tuttavia, non è stato possibile quantificare l’impatto delle misure di contrasto alle resistenze (riduzione o alternative agli antimicrobici) negli animali da produzione alimentare e negli alimenti “a causa della mancanza di dati”.

Febbraio 2017- A febbraio, l’EFSA e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) pubblicheranno il loro rapporto annuale sui livelli di resistenza agli antimicrobici negli alimenti, gli animali e gli esseri umani in tutta l’UE.

Luglio 2017- EFSA, EMA e l’ECDC stanno anche lavorando ad una relazione che valuta il legame tra consumo di antimicrobici e lo sviluppo della resistenza in batteri che si trovano negli animali e nell’uomo. La relazione è annunciata per la fine di luglio 2017.

Entro l’anno – Entro la fine del 2017, le tre agenzie proporranno un elenco di indicatori che consentano ai gestori del rischio di monitorare la riduzione della resistenza antimicrobica e l’uso degli antimicrobici negli esseri umani, negli animali produttori di alimenti e negli alimenti.

It’s time to reduce, replace and re-think the use of antimicrobials in animals

Lascia un commento