Olio di palma: Efsa potrebbe rivedere il suo parere

Fonte: Sicurezza Alimentare
Data: 03 febbraio 2017

OLIO DI PALMA 4Nelle prossime settimane Efsa discuterà delle differenze di valutazione del rischio rispetto a quanto fatto dalla OMS, sull’olio di palma e più in particolare su quelle sostanze che provocano cancro: glicidil esteri (GE) e 3- MCPD. Non è la prima volta che Efsa e OMS arrivano a diverse conclusioni, gli ultimi casi riguardano proprio la carne rossa trasformata e il glifosate. In entrambi i casi la OMS era stata più cautelativa – anche in ragione del proprio modo di profilare il rischio (identificarlo senza meglio caratterizzarlo, quindi senza evidenziare gli aspetti relativi alla probabilità di pericolo). Ma stavolta sembra che sia stata l’Autorità europea a essere di maggiore tutela per i consumatori, con livelli decisamente più bassi delle sostanze cancerogene ammesse come tollerabili. La valutazione che viene dal Comitato per la Valutazione degli Additivi- JEFCA del Codex ALimentarius (OMS-FAO), che ha stabilito una Dose Giornaliera Tollerabile (TDI) di 4ug/kg di peso corporeo, mentre Efsa ne ha stabilita una pari a 0.8ug/kg di peso corporeo. Le conclusioni peraltro sono simili ed entrambi gli enti riconoscono un ruolo genotossico e cancerogeno delle sostanze.

Se Efsa ha notato che prodotti della pasticceria, margarine, oli vegetali raffinati tra cui in particolare olio di palma, quindi Nutella- sono fonti importanti di GE, il JEFCA ha sottolineato come vada definita tuttora la presenza di tali sostanze proprio nella Nutella.

Ad oggi infatti non sembrano esserci metodi consensuali circa le modalità di determinazione dei livelli di GE.

Altro motivo di divergenza sembra essere il cibo destinato a infanti, laddove Efsa dichiara che l’introito di GE per bambini possa essere anche dieci volte oltre I limiti adeguati-mentre JEFCA adotta un approccio più morbido.

A partire da quanto stabilito entro il reg. (CE) 178/2002 Efsa ha il dovere di provare a risolvere eventuali pareri scientifici divergenti con altri organismi.

Se le divergenze non possono essere risolte, vanno comunque comprese all’interno di un rapporto comune in cui si spiega come si è arrivati a conclusioni diverse.

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