Interrogazione sugli OGM: chiarimenti in merito alla posizione dell’Italia

Fonte: @nmvi Oggi
Data: 13 marzo 2017

mais-mon810Alla prossima riunione europea sulle coltivazioni di OGM, il Governo italiano si asterrà: le autorizzazioni non riguardano il territorio nazionale.

Sulle colture transgeniche in Italia, il vice ministro Andrea Olivero ha risposto ad una interrogazione della senatrice Elena Fattori, preannunciando l’orientamento che il Governo italiano terrà durante la prossima riunione del Comitato d’appello dell’UE sulle coltivazioni ogm. L’interrogante chiedeva chiarimenti sulla posizione nazionale assunta a fine gennaio in sede europea, in merito al rinnovo dell’autorizzazione di alcuni mais ogm (mon810, mais 1507 e bt11). L’Italia ” ha votato a favore dell’autorizzazione”- rileva l’interrogazione- “in violazione degli atti di indirizzo parlamentare”.

Il vice ministro Olivero ha spiegato che il rinnovo delle autorizzazioni, “non riguardavano il territorio italiano già escluso dalla coltivazione dei mais transgenici dal 30 settembre 2015”. Sul voto, il Mipaaf “aveva in prima battuta proposto un voto di astensione”, posizione che- ha annunciato Olivero ” è intenzione del MIPAAF confermare” al successivo Comitato di appello.

Olivero ha ricordato che sui mais transgenici, il Mipaaf- di concerto con i Ministeri dell’Ambiente e della Salute- ha già ottenuto il divieto di coltivazione su tutto il territorio nazionale. Ciò è stato possibile, in applicazione delle misure transitorie della direttiva europea del 2015, ora recepita dall’Italia con l’emanazione del decreto legislativo n. 227 del 2016. Resta confermata l’esclusione del territorio italiano dagli ambiti geografici di coltivazione dei mais transgenici citati dall’interrogante.

“D’altra parte – ha chiarito – la nuova normativa nazionale del 2016, in attuazione della direttiva europea, prevede ora un meccanismo che consente all’Italia di scegliere se limitare o vietare su tutto il territorio nazionale o parte di esso le coltivazioni di OGM una volta autorizzate a livello dell’Unione europea. Secondo il meccanismo introdotto, in sostanza, il divieto di coltivazione è deciso dallo Stato membro anche in presenza di una autorizzazione europea”.

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