“Doppia qualità”: quando le ricette del cibo cambiano nei vari paesi UE

Fonte: Sicurezza Alimentare
Data: 17 maggio 2017

campbellE’ un tema emergente e che stressa le condizioni di accesso al mercato interno: i Ministri dell’agricoltura ne stanno discutendo in questi mesi (OUTCOME OF THE COUNCIL MEETING 3524th Council meeting Agriculture and Fisheries Brussels) con diverse delegazioni che hanno supportato a marzo la richiesta di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

L’oggetto è presto detto: si tratta di noti marchi internazionali del food&beverage che sotto lo stesso marchio, in apparenza del tutto uguali, vendono prodotti con standard composizionali e qualitativi diversi, soprattutto nei paesi dell’Est Europa, laddove vi è un minore potere di acquisto dei consumatori.

Sebbene si riconosca che il problema in sé non è motivo di preoccupazioni per la sicurezza alimentare; seppure lo stesso status di “frode alimentare” non sia così chiaramente definito: la “dual quality”, ovvero, la differente modalità produttiva- come standard di qualità ma anche come ricette- di prodotti alimentari formalmente con lo stesso marchio e nome – è da qualche tempo un problema emergente in ambito UE.

Una crepa non solo nelle politiche a tutela dei diritti contrattuali dei consumatori, ma anche una frammentazione ingiustificata del mercato interno, con diversi standard di qualità a seconda dei paesi.

E –last but not least- un danno alla salute delle popolazioni dell’est Europa, che si vedono offrire alimenti dal più scarso contenuto qualitativo.

La Commissione europea, nell’incontro, ha espresso simpatia per la proposta e si è impegnata a meglio seguire la situazione. E’ stato chiesto agli altri Stati membri di comunicare alle autorità nazionali l’applicazione di schemi di doppia qualità- Il tema rimane attenzionato entro due iniziative UE, il network per la cooperazione sulla protezione dei consumatori e entro l’High Level Forum for a better functioning of the food supply chain.

Da Cassis de Dijon a Smanor, fino alla sfida “Dual Quality”: stesso nome prodotti diversi?

campbell-2I paesi succitati- Repubblica-Ceca, Slovacchia e Ungheria stanno in tal senso proponendo una legislazione europea che armonizzi il più possibile i prodotti venduti nei diversi paesi. Ricalcando almeno in parte-verrebbe da dire- a quanto accaduto entro la pregressa giurisprudenza UE, che con una sentenza (“Principio Smanor” 14/7/1988, C-298/87,), ha dichiarato che le differenze qualitative tra due prodotti (generici stavolta) con lo stesso nome commerciale debbano essere minime e non in grado di pregiudicare l’uguale utilizzo degli alimenti.

La “sentenza Smanor”, viene dopo che nel 1978 una prima sentenza di segno opposto (C-20/78), aveva dato un “via libera” alla circolazione degli alimenti con stesso nome di vendita ma anche radicalmente diversi nei contenuti. La sentenza voleva simbolicamente premiare proprio un funzionamento il più fluido possibile del mercato interno.

Dalla denominazione di vendita… al marchio

Ma se tali spinte centrifughe e centripete si erano limitate alle denominazioni di vendita – oggi il vero tema, in un’epoca in cui conta il marchio e il produttore, e la sua propria ricetta “autonoma” -sembra essere arrivato alla dimensione più privata, protetta da segreto industriale. Una bella sfida certamente.

In base ad una recente indagine condotta dagli stessi Stati in Repubblica Slovacca, su 22 prodotti di marca (di cui 22 latticini, 5 prodotti carnei, 2 prodotti a base di pesce, 2 prodotti a base di cioccolato e un prodotto da forno, oltre a 2 bevande, salse, un caffè e un tè), le differenze nella commercializzazione sono evidenti a seconda del paese di destinazione dell’alimento, e del potere di spesa dei consumatori. Considerando parametri organolettici e sensoriali, il colore, il gusto, la consistenza, il profumo e l’apparenza complessiva, oltre alla lista degli ingredienti, i risultati sono stati assolutamente sorprendenti. Almeno 10 prodotti differivano notevolmente in ragione della qualità complessiva.

E’ un aspetto che riguarda anche la qualità nutrizionale: minore contenuto di carne e di proteine, e di ingredienti “costosi”, sostituzione di frutta con aromi, uso di grassi animali al posto di oli vegetali. In Ungheria, una ricerca simile ha prodotto gli stessi risultati.

Tuttavia, la Commissione europea aveva affermato come sia legittimo per le industrie usare diverse ricette per diversi paesi. Ordinariamente la giustificazione usata dalle industrie andava nella direzione di sottolineare un migliore gradimento delle (diverse) aspettative dei consumatori, a seconda delle variazioni nei gusti nazionali. Ovviamente, i sospetti che la qualità possa essere diminuita sono altrettanto reali, anche a ragione di ordini di costo diversi.

Lascia un commento