Mancano ancora le etichette sulle lenticchie, mentre crescono produzione e import

Fonte: Il Punto Coldiretti
Data: 30 novembre 2017

lenticchieNel 2016, indetto dalle Nazioni Unite, è stato celebrato l’Anno internazionale dei legumi. Questi prodotti, come noto, sono una delle componenti fondamentali della dieta mediterranea, una fonte importante di proteine vegetali e rappresentano una parte importante della tradizione alimentare italiana. Inoltre la caratteristica azoto-fissazione delle leguminose le rende una possibilità importante nell’ambito di corretti schemi di rotazione colturale.

Una leguminosa che risulta crescere con un ritmo interessante è la lenticchia, che nel 2017 ha raggiunto, in Italia, una produzione di 3,8 milioni di chilogrammi, quasi triplicata rispetto a 10 anni fa, quando la produzione nazionale era pari a 1,3 milioni di chilogrammi. Allo stesso tempo, secondo i dati ufficiali dell’Istat, aumentano però anche le importazioni (40,5 milioni di chilogrammi nel 2016, con il Canada che rappresenta la prima provenienza con 19,8 milioni di chilogrammi, seguito dagli Usa con 9,6, Cina con 4,1 e Turchia con 3,2 milioni di chilogrammi), con i primi 8 mesi del 2017 che hanno fatto segnare un +31% (25,5 milioni di chilogrammi importati da gennaio ad agosto 2017, contro 19,1 milioni di chilogrammi dello stesso periodo del 2016, con Canada e Stati Uniti che fanno la parte del leone, passando, rispettivamente, da 7,5 milioni di chilogrammi a 11,7 milioni di chilogrammi e da 4,9 a 7,4 milioni di chilogrammi di lenticchie esportate verso l’Italia).

Così, tranne il caso di alcune cooperative che, volontariamente dichiarano il luogo di coltivazione delle lenticchie inscatolate e di molte imprese agricole che le commercializzano secche, riportando volontariamente il luogo di coltivazione, non esiste obbligo di etichettatura di origine (luogo di coltivazione) per le lenticchie, e tutti gli altri legumi, in scatola o secchi e quindi i consumatori non sono informati sulla loro provenienza. E’ quindi importante non solo promuovere la conoscenza ed il consumo di lenticchie, fagioli, piselli, ceci, fave, cicerchie, etc., ma serve anche un sistema di etichettatura di origine obbligatoria, per avere un mercato più trasparente dei legumi secchi ed in scatola.

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