Giurisprudenza

Evento dannoso prevedibile ed evitabile, ne risponde il responsabile del ciclo produttivo (se non delegante)

Il titolare di una ditta di produzione e commercio di prodotti alimentari ha l'obbligo di rispettare non solo le disposizioni di legge che presiedono alla disciplina di quel settore di produzione, ma anche le generali norme che impongono la massima prudenza, attenzione e diligenza nella produzione. Ogni qualvolta un evento dannoso rientri nella prevedibilità ed evitabilità secondo regole di ordinaria diligenza ne risponde il responsabile del ciclo produttivo, a meno che non abbia delegato la responsabilità a singoli preposti in caso di aziende di grandi dimensioni, sulla base di norme interne. (Fonte: Massima redazionale)

Omessa indicazione nel menù di alimenti surgelati: è frode in commercio

Non è necessario che l'omessa indicazione nel menu del carattere surgelato degli alimenti sia accompagnata da ulteriori elementi idonei a trarre in inganno l'acquirente, perché tale omessa indicazione è da sola sufficiente ad integrare il tentativo di frode in commercio, integrando una mancanza di adeguata informazione ai consumatori, i quali, in mancanza di indicazioni di segno contrario, possono legittimamente presumere di consumare alimenti freschi. (Fonte: Massima redazionale)

I prodotti puramente vegetali non possono essere definiti “latte”, “crema di latte o panna”, “burro”, “formaggio” o “iogurt”

L’articolo 78, paragrafo 2, e l’allegato VII, parte III, del regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che ostano a che la denominazione «latte» e le denominazioni che tale regolamento riserva unicamente ai prodotti lattiero-caseari siano utilizzate per designare, all’atto della commercializzazione o nella pubblicità, un prodotto puramente vegetale, e ciò anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione, salvo il caso in cui tale prodotto sia menzionato all’allegato I della decisione 2010/791/UE della Commissione, del 20 dicembre 2010, che fissa l’elenco dei prodotti di cui all’allegato XII, punto III.1, secondo comma, del regolamento n. 1234/2007 del Consiglio. (Fonte: Massima redazionale)

Formaggio conservato a temperatura ambiente: commerciante condannato

Nella fattispecie (commerciante condannato per avere detenuto per la vendita 20 confezioni di formaggio a temperatura non adeguata), poiché la responsabilità del ricorrente è stata affermata a causa della conservazione dei prodotti alimentari a temperatura non idonea, cioè a temperatura ambiente e non a quella compresa tra 0° e + 8°, risultano insussistenti i presupposti di applicabilità della esimente di cui all'art. 19 I. n. 283 del 1962. Tale disposizione, infatti, nel prevedere che: "Le sanzioni previste dalla presente legge non si applicano al commerciante che vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo prodotti in confezioni originali, qualora la non corrispondenza alle prescrizioni della legge stessa riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione o la confezione originale non presenti segni di alterazione", attiene ai requisiti intrinseci o di composizione dei prodotti o alle condizioni interne dei recipienti, e non alle modalità di conservazione degli alimenti, che ricadono sotto la responsabilità del detentore, a cagione delle quali, e in particolare della inidoneità della conservazione a temperatura ambiente, è stata affermata la responsabilità dell'imputato, con la conseguente manifesta infondatezza della allegazione della configurabilità di tale esimente speciale, di cui nella specie non ricorrono i presupposti di fatto. (Fonte: Massima redazionale)

Responsabile mensa pubblica, è suo dovere denunciare l’obsolescenza e inadeguatezza della struttura

Con riguardo ai doveri di un responsabile della ristorazione di mense pubbliche, la tutela della salute dei fruitori (art. 32 Cost.) non si può esaurire nella mera prestazione delle proprie mansioni ad esso strettamente riferibili, ma include anche quella di denuncia dello stato di obsolescenza e inadeguatezza degli impianti agli eventuali terzi proprietari degli stessi, costituendo il mantenimento delle condizioni di idoneità, sotto il profilo igienico-sanitario, dell'intero ambiente la parte essenziale e, talora, massima della tutela degli utenti attuabile attraverso l'obbligo di controllo e di verifica del rispetto della normativa in materia di salubrità e sicurezza cui è tenuto il responsabile medesimo e, per mezzo di lui, l'azienda. (Fonte: Massima redazionale)

Prodotti congelati, condannata ristoratrice per mancata indicazione nel menù

Convertita, in una sanzione pecuniaria da 7.500 euro, la pena di un mese di reclusione. Non rilevante, anche per le limitate dimensione dell’impresa, la delega al cuoco dell’attività di compilazione del menù, circostanza peraltro compatibile con la responsabilità della ristoratrice per omesso controllo. (Fonte: Massima redazionale)

Data di scadenza modificata, condannato non solo il responsabile del punto vendita, ma anche il dipendente “esecutore”

L'alterazione della data di scadenza di confezioni di hot dog in un punto vendita ha visto condannare sia la responsabile del punto vendita, sia il dipendente che, eseguendone l'ordine, ha modificato la data suddetta, in quanto avrebbe potuto rifiutarsi di eseguirlo e denunciare l’accaduto. (Fonte: Massima redazionale)

Prodotti biologici ed enti di certificazione, confermata la revoca dell’autorizzazione a Suolo e Salute

La successiva cessazione degli incarichi amministrativi e dirigenziali dei soggetti coinvolti nell’indagine che ha avuto come conseguenza la revoca dell’autorizzazione ad effettuare il controllo e la certificazione sull’attività di importazione da Paesi terzi di prodotti biologici rilasciata dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali all’organismo di controllo Suolo e Salute non vale, di per sé, ad escludere la perdita del requisito della “oggettività e indipendenza” dei controlli effettuati, nella misura in cui la società, ancorché non responsabile direttamente di frode in commercio, è risultata permeabile ad influenze illecite che ne hanno minato la credibilità come organismo di controllo e di certificazione proprio dell’importazione di prodotti biologici (le risultanze investigative e giudiziarie disponibili hanno rivelato una rete di collusione e di connivenza tra qualificati esponenti della società interessata ed imprese coinvolte nell’illecita importazione di prodotti alimentari fraudolentemente venduti come biologici). (Fonte: Massima redazionale).

Prodotti commercializzati come medicinali prima del 1° gennaio 2005 e come prodotti alimentari dopo tale data

La disposizione di cui alla prima parte del periodo contenuta nell’articolo 28, paragrafo 2, del regolamento n. 1924/2006 può trovare applicazione quando, anteriormente al 1° gennaio 2005, il prodotto di cui trattasi sia stato venduto con il suo marchio non come prodotto alimentare ma come medicinale. In tali casi, l’articolo 28, paragrafo 2, richiede che il prodotto di cui trattasi esistesse a tale data nella medesima forma fisica e con lo stesso marchio. (Fonte: Massima redazionale)