Giurisprudenza

Vendita online di alimenti biologici, le regole da applicare sono quelle previste per la vendita “fisica”

L’articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91, deve essere interpretato nel senso che, affinché i prodotti possano essere considerati venduti "direttamente", ai sensi di tale disposizione, al consumatore o all’utilizzatore finale, occorre che la vendita avvenga in presenza, contemporaneamente, dell’operatore o del suo personale addetto alla vendita e del consumatore finale.

Vendita ambulante, punibile la conservazione dei prodotti alimentari in frigoriferi non idonei

Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dalla legge 30 aprile 1962, n. 283, art. 5, lett. b, che vieta l'impiego nella produzione di alimenti, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, non è necessario che quest'ultimo si riferisca alle caratteristiche intrinseche di dette sostanze, ma è sufficiente che esso concerna le modalità estrinseche con cui si realizza, le quali devono uniformarsi alle prescrizioni normative, se sussistenti, ovvero, in caso contrario, a regole di comune esperienza. (Fonte: Massima redazionale)

OGM vietati solo se è evidente un grave rischio per la salute o per l’ambiente

Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati senza che sia evidente l’esistenza di un grave rischio per la salute o per l’ambiente. (Fonte: Corte di giustizia UE)

Cattivo stato di conservazione, non rileva la produzione di un danno alla salute

Lo stato di cattiva conservazione, potendo concernere sia le caratteristiche intrinseche che le modalità estrinseche di conservazione del prodotto, riguarda quelle situazioni in cui le sostanze alimentari, pur potendo essere ancora genuine e sane, si presentano mal conservate, e cioè preparate, confezionate e messe in vendita senza l'osservanza delle prescrizioni dirette a prevenire pericoli di deterioramento o nocumento dell'alimento, senza che rilevi a tal fine la produzione di un danno alla salute. (Fonte: Massima redazionale)

Evento dannoso prevedibile ed evitabile, ne risponde il responsabile del ciclo produttivo (se non delegante)

Il titolare di una ditta di produzione e commercio di prodotti alimentari ha l'obbligo di rispettare non solo le disposizioni di legge che presiedono alla disciplina di quel settore di produzione, ma anche le generali norme che impongono la massima prudenza, attenzione e diligenza nella produzione. Ogni qualvolta un evento dannoso rientri nella prevedibilità ed evitabilità secondo regole di ordinaria diligenza ne risponde il responsabile del ciclo produttivo, a meno che non abbia delegato la responsabilità a singoli preposti in caso di aziende di grandi dimensioni, sulla base di norme interne. (Fonte: Massima redazionale)

Omessa indicazione nel menù di alimenti surgelati: è frode in commercio

Non è necessario che l'omessa indicazione nel menu del carattere surgelato degli alimenti sia accompagnata da ulteriori elementi idonei a trarre in inganno l'acquirente, perché tale omessa indicazione è da sola sufficiente ad integrare il tentativo di frode in commercio, integrando una mancanza di adeguata informazione ai consumatori, i quali, in mancanza di indicazioni di segno contrario, possono legittimamente presumere di consumare alimenti freschi. (Fonte: Massima redazionale)

I prodotti puramente vegetali non possono essere definiti “latte”, “crema di latte o panna”, “burro”, “formaggio” o “iogurt”

L’articolo 78, paragrafo 2, e l’allegato VII, parte III, del regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che ostano a che la denominazione «latte» e le denominazioni che tale regolamento riserva unicamente ai prodotti lattiero-caseari siano utilizzate per designare, all’atto della commercializzazione o nella pubblicità, un prodotto puramente vegetale, e ciò anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione, salvo il caso in cui tale prodotto sia menzionato all’allegato I della decisione 2010/791/UE della Commissione, del 20 dicembre 2010, che fissa l’elenco dei prodotti di cui all’allegato XII, punto III.1, secondo comma, del regolamento n. 1234/2007 del Consiglio. (Fonte: Massima redazionale)

Formaggio conservato a temperatura ambiente: commerciante condannato

Nella fattispecie (commerciante condannato per avere detenuto per la vendita 20 confezioni di formaggio a temperatura non adeguata), poiché la responsabilità del ricorrente è stata affermata a causa della conservazione dei prodotti alimentari a temperatura non idonea, cioè a temperatura ambiente e non a quella compresa tra 0° e + 8°, risultano insussistenti i presupposti di applicabilità della esimente di cui all'art. 19 I. n. 283 del 1962. Tale disposizione, infatti, nel prevedere che: "Le sanzioni previste dalla presente legge non si applicano al commerciante che vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo prodotti in confezioni originali, qualora la non corrispondenza alle prescrizioni della legge stessa riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione o la confezione originale non presenti segni di alterazione", attiene ai requisiti intrinseci o di composizione dei prodotti o alle condizioni interne dei recipienti, e non alle modalità di conservazione degli alimenti, che ricadono sotto la responsabilità del detentore, a cagione delle quali, e in particolare della inidoneità della conservazione a temperatura ambiente, è stata affermata la responsabilità dell'imputato, con la conseguente manifesta infondatezza della allegazione della configurabilità di tale esimente speciale, di cui nella specie non ricorrono i presupposti di fatto. (Fonte: Massima redazionale)

Responsabile mensa pubblica, è suo dovere denunciare l’obsolescenza e inadeguatezza della struttura

Con riguardo ai doveri di un responsabile della ristorazione di mense pubbliche, la tutela della salute dei fruitori (art. 32 Cost.) non si può esaurire nella mera prestazione delle proprie mansioni ad esso strettamente riferibili, ma include anche quella di denuncia dello stato di obsolescenza e inadeguatezza degli impianti agli eventuali terzi proprietari degli stessi, costituendo il mantenimento delle condizioni di idoneità, sotto il profilo igienico-sanitario, dell'intero ambiente la parte essenziale e, talora, massima della tutela degli utenti attuabile attraverso l'obbligo di controllo e di verifica del rispetto della normativa in materia di salubrità e sicurezza cui è tenuto il responsabile medesimo e, per mezzo di lui, l'azienda. (Fonte: Massima redazionale)