Giurisprudenza

Prodotti congelati, condannata ristoratrice per mancata indicazione nel menù

Convertita, in una sanzione pecuniaria da 7.500 euro, la pena di un mese di reclusione. Non rilevante, anche per le limitate dimensione dell’impresa, la delega al cuoco dell’attività di compilazione del menù, circostanza peraltro compatibile con la responsabilità della ristoratrice per omesso controllo. (Fonte: Massima redazionale)

Data di scadenza modificata, condannato non solo il responsabile del punto vendita, ma anche il dipendente “esecutore”

L'alterazione della data di scadenza di confezioni di hot dog in un punto vendita ha visto condannare sia la responsabile del punto vendita, sia il dipendente che, eseguendone l'ordine, ha modificato la data suddetta, in quanto avrebbe potuto rifiutarsi di eseguirlo e denunciare l’accaduto. (Fonte: Massima redazionale)

Prodotti biologici ed enti di certificazione, confermata la revoca dell’autorizzazione a Suolo e Salute

La successiva cessazione degli incarichi amministrativi e dirigenziali dei soggetti coinvolti nell’indagine che ha avuto come conseguenza la revoca dell’autorizzazione ad effettuare il controllo e la certificazione sull’attività di importazione da Paesi terzi di prodotti biologici rilasciata dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali all’organismo di controllo Suolo e Salute non vale, di per sé, ad escludere la perdita del requisito della “oggettività e indipendenza” dei controlli effettuati, nella misura in cui la società, ancorché non responsabile direttamente di frode in commercio, è risultata permeabile ad influenze illecite che ne hanno minato la credibilità come organismo di controllo e di certificazione proprio dell’importazione di prodotti biologici (le risultanze investigative e giudiziarie disponibili hanno rivelato una rete di collusione e di connivenza tra qualificati esponenti della società interessata ed imprese coinvolte nell’illecita importazione di prodotti alimentari fraudolentemente venduti come biologici). (Fonte: Massima redazionale).

Prodotti commercializzati come medicinali prima del 1° gennaio 2005 e come prodotti alimentari dopo tale data

La disposizione di cui alla prima parte del periodo contenuta nell’articolo 28, paragrafo 2, del regolamento n. 1924/2006 può trovare applicazione quando, anteriormente al 1° gennaio 2005, il prodotto di cui trattasi sia stato venduto con il suo marchio non come prodotto alimentare ma come medicinale. In tali casi, l’articolo 28, paragrafo 2, richiede che il prodotto di cui trattasi esistesse a tale data nella medesima forma fisica e con lo stesso marchio. (Fonte: Massima redazionale)

Pesce conservato ad una temperatura non idonea: è reato di pericolo

La detenzione per la vendita o per il consumo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, punita dall'art. 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283, è reato di pericolo per la consumazione del quale non è necessario che vi sia un effettivo atto di cessione o che sia effettivamente danneggiata la salute, essendo sufficiente che il prodotto sia nella materiale disponibilità dell'operatore commerciale (grossista o dettagliante) che lo fornirà ai consumatori. Il reato, pertanto, si consuma anche con la semplice detenzione delle sostanze nel frigorifero posto nel luogo di vendita o di somministrazione, indipendentemente dalla possibilità di un eventuale controllo sullo stato di conservazione al momento dell'impiego. (Fonte: Massima redazionale)

Blocco dell’importazione di grano duro dall’India perché contaminato da piombo: provvedimento illegittimo

Se le verifiche relative alla presenza di piombo nella partita di grano sono state effettuate non rispettando le modalità di campionatura e analisi previste dalla normativa comunitaria di riferimento, il provvedimento di blocco dell'importazione della partita stessa è illegittimo. (Fonte: Massima redazionale)

Formaggio conservato in locali non idonei, è sufficiente l’esame visivo degli ambienti di conservazione

Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dall'art. 5, lett. b, della legge 30 aprile 1962 n. 283, che vieta l'impiego nella produzione di alimenti, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, non è necessario che quest'ultimo si riferisca alle caratteristiche intrinseche di dette sostanze, ma è sufficiente che esso concerna le modalità estrinseche con cui si realizza, le quali devono uniformarsi alle prescrizioni normative, se sussistenti, ovvero, in caso contrario, a regole di comune esperienza. (Fonte: Massima redazionale)

Il cattivo stato di conservazione degli alimenti può essere accertato dal giudice di merito senza necessità di specifiche analisi di laboratorio

Il cattivo stato di conservazione delle sostanze alimentari riguarda quelle situazioni in cui le sostanze stesse, pur potendo essere ancora perfettamente genuine e sane, si presentano mal conservate, e cioè preparate o confezionate o messe in vendita senza l'osservanza di quelle prescrizioni - di leggi, di regolamenti, di atti amministrativi generali - che sono dettate a garanzia della loro buona conservazione sotto il profilo igienico-sanitario e che mirano a prevenire i pericoli della loro precoce degradazione o contaminazione o alterazione. Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 5, lett. b), della legge n. 283 del 1962, il cattivo stato di conservazione degli alimenti può essere accertato dal giudice di merito senza necessità di specifiche analisi di laboratorio, sulla base di dati obiettivi risultanti dalla documentazione relativa alla verifica (verbale ispettivo, documentazione fotografica, o altro) e dalle dichiarazioni dei verbalizzanti, ed è ravvisabile nel caso di evidente inosservanza di cautele igieniche e tecniche necessarie ad assicurare che le sostanze alimentari si mantengano in condizioni adeguate per la successiva somministrazione. (Fonte: Massima redazionale)

Salmonella nella macelleria di una catena di supermercati: il responsabile non è solo il legale rappresentante

Il legale rappresentante di una società gestrice di una catena di punti vendita o supermercati non è il solo responsabile in tema di disciplina degli alimenti, qualora essa sia articolata in plurime unità territoriali autonome, ciascuna affidata ad un soggetto qualificato ed investito di mansioni direttive, in quanto la responsabilità del rispetto dei requisiti igienico-sanitari dei prodotti va individuata all'interno della singola struttura aziendale, senza che sia necessariamente richiesta la prova dell'esistenza di una apposita delega in forma scritta, fermo restando che è fatta salva la responsabilità a titolo di colpa del legale rappresentante della società, secondo i principi generali di cui all'art. 43 cod. pen., qualora il fatto derivi da cause strutturali correlate a scelte riservate al titolare dell'impresa. (Fonte: Massima redazionale)

Prodotti preconfezionati, chiarimento sulle porzioni singole di miele

L’articolo 1, paragrafo 3, lettera b), della direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità, dev’essere interpretato nel senso che costituisce un «prodotto alimentare in imballaggio preconfezionato» ciascuna delle porzioni singole di miele che si presentano sotto forma di coppette chiuse da un coperchio in alluminio sigillato e che sono imballate in cartoni multipli forniti a collettività, qualora queste ultime vendano dette porzioni separatamente o le propongano al consumatore finale abbinate a pasti pronti venduti ad un prezzo forfettario. (Fonte: Massima redazionale)