Giurisprudenza

Utilizzo di coloranti non autorizzati nelle confezioni alimentari

L 'uso di coloranti non autorizzati nella confezione di sostanze alimentari è punito ai sensi dell'art. 5, lett. g), l. 30 aprile 1962, n. 283, atteso che, a seguito delle modifiche intervenute con l'art. 57, l. 19 febbraio 1992, n. 142, è venuta meno la categoria dei coloranti, naturali o artificiali, che vanno pertanto compresi nella nozione di additivi chimici. (Fonte: Ced Cassazione, 2000)

Analisi, la procedura di revisione non può essere sollecitata dal Pubblico ministero

La disposizione di cui all'art. 407, comma 3, c.p.p. (inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti dal p.m. dopo la scadenza del termine) non può applicarsi alla esecuzione della revisione delle analisi richiesta dall'interessato, i cui verbali legittimamente confluiscono nel fascicolo del dibattimento, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 223 disp. att. Infatti, la procedura di revisione delle analisi ha natura amministrativa ed è rimessa all'esclusiva scelta del privato, e non può essere sollecitata dal p.m.; il termine di durata delle indagini non può, pertanto, essere esteso ad accertamenti di cui il p.m. non può disporre. (Fonte: Ced Cassazione, 1999)

Prodotti non preconfezionati, obbligatoria l’indicazione del termine di conservazione

Per i prodotti non preconfezionati o generalmente venduti al dettaglio previo frazionamento sussiste l'obbligo di indicazione del termine di conservazione sulle etichette o sui documenti commerciali di vendita nella fase anteriore alla vendita al consumatore finale. (Fonte: Ced Cassazione, 1998)

Marchi celebri, l’utilizzazione in un settore di mercato diverso

Nel conflitto tra il titolare di un marchio celebre ed il terzo che ne abbia registrato uno identico, ma diretto a distinguere prodotti diversi da quelli contrassegnati dal predetto titolare non viene in rilievo l'effetto automaticamente estensivo conseguente alla naturale espansività compresa dentro un certo comparto di mercato, ma piuttosto il potenziale ampliamento dello sfruttamento del segno, oltre la sua funzione individualizzante ed in considerazione del suo effetto soggettivo. Pertanto, mentre può riconoscersi tutela a quelle situazioni che conseguono al cosiddetto merchandising - cioè all'utilizzazione che il titolare persegue di un marchio dentro un settore di mercato diverso da quello nel quale lo stesso ha assunto notorietà - non può comunque pretendersi che la notorietà del marchio tolga i diritti che a questo sfruttamento ulteriore preesistono (nella specie la Corte ha ritenuto che esattamente nella fase di merito era stata applicata la legge n. 929 del 1942, nel testo anteriore alla riforma del 1992). (Fonte: Ced Cassazione, 1998)

Produzione e vendita di alimenti, autorizzazione della Asl e mancanza del provvedimento di abilitazione

In tema di disciplina della produzione e vendita di sostanze alimentari, una volta che la Usl ha rilasciato il parere favorevole, essendo stata già accertata l'esistenza dei prescritti requisiti igienico sanitari, l'esercizio dell'attività dopo tale parere non configura una reale violazione dell'art. 2, l. 30 aprile 1962 n. 283, dal momento che il difetto del provvedimento formale di abilitazione, ormai dovuto, non configura alcuna offesa all'interesse tutelato dalla norma. (Fonte: Ced Cassazione, 1998)

Copricapo obbligatorio per chi manipola e/o somministra alimenti

L'obbligo di indossare idoneo copricapo - previsto dall'art. 42 del d.p.r. n. 327 del 1980 per il personale addetto alla manipolazione, preparazione, nonchè confezionamento di sostanze alimentari - è inteso ad evitare che corpi estranei possano inquinare le suddette sostanze. Ne consegue che, in omaggio alla "ratio legis", il termine "manipolare" va inteso non come attività modificativa o di combinazione di più ingredienti, bensì come "trattare con mano", maneggiare, stabilendo con la sostanza alimentare un contatto attraverso le mani, che non deve essere necessariamente diretto o fisico, posto che la norma non è volta ad impedire o, quest'ultimo, che può verificarsi sia quando il prodotto è preso dal personale direttamente con le mani, sia quando esso è "manipolato" con guanti, palette, pinze o altri strumenti. (Fonte: Ced Cassazione, 1997)

Copricapo obbligatorio per gli addetti in cucina

Con riferimento alla violazione amministrativa dell'art. 42 del d.p.r. 26 marzo 1980, n. 327, per la manipolazione di sostanze alimentari senza usare idoneo copricapo che contenga la capigliatura, l'obbligo di portare il suddetto copricapo sussiste anche per il personale destinato temporaneamente od occasionalmente a venire in contatto diretto o indiretto con le sostanze alimentari. (Nella specie, si trattava di una dipendente assunta con la qualifica di "tuttofare", la quale al momento dell'accertamento si trovava in cucina nei pressi di un forno di cottura). (Fonte: Ced Cassazione, 1996)

Data di consumazione scaduta, è illecito amministrativo

Il cattivo stato di conservazione delle sostanze alimentari riguarda quelle situazioni in cui le sostanze stesse, pur potendo essere ancora perfettamente genuine e sane, si presentano mal conservate, e cioè preparate o confezionate o messe in vendita senza l'osservanza di quelle prescrizioni - di leggi, di regolamenti, di atti amministrativi generali - che sono dettate a garanzia della loro buona conservazione sotto il profilo igienico-sanitario e che mirano a prevenire i pericoli della loro precoce degradazione o contaminazione o alterazione. A tali situazioni si riferisce la previsione normativa di cui alla lettera b) dell'art. 5 della legge n. 283 del 1962, che ha il ruolo di completare, in armonia con le differenti ipotesi previste dallo stesso articolo, il quadro di protezione e tutela delle sostanze alimentari dal momento della produzione a quello della distribuzione sul mercato e, quindi, anche a quello, rilevante, della loro conservazione. In tale prospettiva la data di scadenza del prodotto, là dove ne è prevista l'indicazione obbligatoria, non ha nulla a che vedere con le modalità di conservazione dei prodotti alimentari. Ne consegue che l'impiego per la preparazione di alimenti, la detenzione per la vendita o la distribuzione al consumo di prodotti confezionati, per i quali - essendo prescritta l'indicazione "da consumarsi preferibilmente entro il ..." o quella, diversa, "da consumarsi entro il ..." - la data indicata sia stata superata, non integra alcuna ipotesi di reato, ma solo l'illecito amministrativo di cui agli artt. 10, comma settimo, e 18 d.P.R. n. 109 del 1992. (Fonte: Ced Cassazione, 1995)

Alimenti deperibili preconfezionati, in etichetta devono essere indicati termine e modalità di conservazione

Il prodotto alimentare deperibile, come la mozzarella, che venga detenuto per la vendita in un involucro tale da non consentire manomissioni od intromissioni dall'esterno, se non a seguito di apertura od alterazione dell'imballaggio (nella specie, formato da carta pergamena ripiegata e sigillata con bottoncini in metallo) rientra fra i prodotti preconfezionati, di cui all'art. 1 del D.P.R. 18 maggio 1982 n. 322, e, pertanto, in conformità delle prescrizioni fissate dall'art. 3, lett. d) ed e) e dall'art. 10 quarto comma di detto decreto, deve essere munito di etichettatura, con la menzione, fra l'altro, del termine di conservazione (mediante la dicitura "da consumarsi entro.."), nonché delle modalità di conservazione, ivi inclusa la temperatura in relazione alla quale il suddetto termine viene fissato. (Fonte: Ced Cassazione, 1989)