Giurisprudenza

Apposizione del marchio aziendale su prodotti fabbricati in Cina: è illecito amministrativo

La mera apposizione di un marchio ingannevole sull’origine del prodotto, privo di specifica etichetta, non costituisce reato. Essendo in presenza di un mero illecito amministrativo, gli atti non devono essere trasmessi dal giudice penale all’autorità amministrativa competente, in assenza di un obbligo ex lege previsto. (Fonte: Massima redazionale)

Cattivo stato di conservazione, il rappresentante legale si può “rivalere” su qualcun altro

In caso di vendita di generi alimentari in cattivo stato di conservazione, il legale rappresentante od il gestore di una società sono responsabili per le deficienze dell’organizzazione dell’impresa e per la mancata vigilanza sull’operato del personale dipendente, salvo che il fatto illecito non appartenga in via esclusiva ai compiti di un preposto, appositamente delegato a tali mansioni. (Fonte: Massima redazionale)

I venditori di carne di pollame al dettaglio possono essere sanzionati se la carne fresca che vendono è contaminata da Salmonella

L’allegato II, parte E, punto 1, del regolamento (CE) n. 2160/2003 dev’essere interpretato nel senso che le carni fresche di pollame provenienti da animali elencati nell’allegato I di tale regolamento devono soddisfare il criterio microbiologico menzionato nell’allegato I, capitolo 1, riga 1.28, del regolamento (CE) n. 2073/2005 in tutte le fasi di distribuzione, compresa quella della vendita al dettaglio. (Fonte: Massima redazionale)

Origine in etichetta, il mero imbustamento non può essere considerato “trasformazione sostanziale”

Confezioni di funghi secchi del tipo porcini provenienti da Paesi extracomunitari recavano la dicitura "prodotto italiano" e riproducevano, a margine della confezione, la bandiera italiana, senza tuttavia indicare la provenienza della materia prima imbustata in territorio nazionale. Ma nel caso di specie non vi è stata alcuna trasformazione sostanziale in territorio italiano, perché tale non può ritenersi la mera attività di imbustamento della materia prima proveniente da altri Paesi. (Fonte: Massima redazionale)

Vendita di uva contaminata, la competenza territoriale è del Tribunale del luogo in cui la merce viene consegnata al vettore

La competenza territoriale a conoscere del reato di vendita di sostanze alimentari contenenti residui tossici per l'uomo di prodotti usati in agricoltura, realizzato attraverso la vendita "da piazza a piazza", appartiene al giudice del luogo dove la merce è consegnata al vettore quale luogo di conclusione del contratto. (Fonte: Massima redazionale)

Animali da allevamento, somministrare farmaci può integrare il reato di alterazione di sostanze alimentari

La somministrazione di un farmaco nocivo ad animali vivi da allevamento può integrare il reato di corruzione ed alterazione di sostanze alimentari. Infatti, gli animali vivi, pur non potendo considerarsi sotto il profilo strettamente fisiologico come sostanze destinate all’alimentazione, sono tali sotto il profilo funzionale, in quanto sono normalmente destinati, dopo la macellazione, all’alimentazione umana. (Fonte: Massima redazionale)

Mozzarella di bufala campana Dop prodotta con latte non campano: se la norma regolamentare è assente, non è frode in commercio

Il divieto di promiscuità di materie prime negli stabilimenti che producono prodotti DOP con materie prime diverse da quelle utilizzate per la produzione “certificata”, contenuto in norma ministeriale, rileva ai fini penali solo a seguito della emanazione della norma regolamentare, di talché la presenza di materia prima non certificata in stabilimento che produce anche prodotti non DOP non è indice assoluto di utilizzo di materia non consentita per la produzione DOP e, quindi, di frode. (Fonte: Massima redazionale)

Alimenti contaminati, la responsabilità ricade sia sul distributore che sul fornitore

L’acquirente di merce destinata al consumo alimentare umano, che sia operatore professionale del settore, ha, nei confronti del consumatore finale, un obbligo di sicurezza, che si traduce in un controllo di genuinità, sia pure a campione, del prodotto poi distribuito su scala industriale, non potendo egli fare esclusivo affidamento sull’osservanza del dovere del rivenditore di fornire cose non adulterate né contraffatte. (Fonte: Massima redazionale)